Palazzo Reale nel segno delle donne: “Divine e...

Sab, 18/09/2021 - Dom, 19/09/2021 (09:00 - 18:30)

Settembre
18 sabato

Palazzo Reale nel segno delle donne: “Divine e avanguardie”

Sab, 18/09/2021 - Dom, 19/09/2021 (09:00 - 18:30)

Descrizione

Per tutta l’estate Palazzo Reale propone mostre incentrate sulle donne: partiamo allora da Le Signore dell’Arte. Storie di donne tra ‘500 e ‘600, aperta fino al 25 luglio, in cui l’arte e le incredibili vite di 34 diverse artiste vengono riscoperte attraverso oltre 130 opere, a testimonianza di un’intensa vitalità creativa tutta al femminile, in un singolare racconto di appassionanti storie di donne già “moderne”.

Seconda mostra da non perdere è Divine e avanguardie. Le donne nell’arte russa, aperta fino al 12 settembre. Ci porta in un viaggio alla scoperta del ruolo delle donne nell’arte di questo paese, nella società per l’emancipazione e per il riconoscimento dei diritti attraverso un ricco corpus di opere, tramite mezzi espressivi e tecniche differenti per rappresentare l’evoluzione culturale e sociale.

Più di 90 opere, dalle sacre icone alle donne rappresentate dai grandi artisti russi, fino alle opere de “le amazzoni dell’avanguardia russa”, attive nei primi trent’anni del Novecento.

Ultima ma non certo per importanza la mostra interamente dedicata a una donna d’eccezione: Prima, Donna. Margaret Bourke-White. Il nome forse non vi dice molto, ma sicuramente avrete visto qualche sua fotografia senza sapere di chi fosse. Una di Ghandi ritratto con l’arcolaio (lo strumento per dipanare le matasse di filo), per esempio, o delle persone in fila durante la grande depressione americana.

Margaret Bourke-White fu infatti una delle più emblematiche figure del fotogiornalismo: la prima fotografa straniera ad avere il permesso di scattare foto in URSS, la prima corrispondente di guerra donna e la prima donna fotografa per il settimanale Life.

Palazzo Reale è possibile ammirare oltre 100 immagini, provenienti dall’archivio Life di New York, che attraversano tutti i temi toccati durante la sua lunga carriera. Un’immersione totale nella sua capacità visionaria e insieme narrativa, in grado di comporre “storie” fotografiche dense e folgoranti.

Le 7 sezioni sono così articolate:

IL CIELO – La Vergine e le sante”: il percorso si apre con antiche e preziose icone della Madre di Cristo, protettrice della Russia, e di alcune sante venerate nel Paese. Nella vita di una famiglia russa tradizionale la religione aveva una grande importanza, infatti le icone non trovavano posto solo nelle chiese ma anche nelle abitazioni, di qualunque livello sociale. Alle icone veniva riservato un posto particolare sulle pareti delle case, spesso chiamato krasnyj ugol (angolo rosso o angolo bello), presente anche oggi in molte case contadine.

IL TRONO – Zarine di tutte le russie”: dopo la morte dello zar riformatore Pietro il Grande nel 1725, in Russia ha inizio il periodo del regno “al femminile”. Le zarine occupano il trono russo, governando un Paese sterminato per due lunghi secoli. In questa sezione si trovano i ritratti di sei delle quattordici imperatrici che regnarono dalla fine del XVII secolo al 1917.

LA TERRA – L’orizzonte delle contadine”: fino al primo Novecento le famiglie contadine formano la maggioranza della popolazione russa. Il racconto della loro vita scorre in mostra dagli inizi dell’Ottocento – a partire da Aleksej Venetsianov, il primo pittore di contadini della storia russa – fino al “supronaturalismo” di Malevič, che negli anni Venti del Novecento ritrae “Le ragazze nel campo”.

VERSO L’INDIPENDENZA – Donne e società”: questa sezione propone il ritratto di mogli e figli di artisti, insieme a volti di donne importanti per la storia del Paese, come la poetessa Anna Achmatova e Nadežda Dobičina, prima gallerista russa, in seguito caposezione dell’arte sovietica presso il Museo russo. Altri ritratti rappresentano i lavori delle donne: musicista, operaia, politica. I ritratti seguono l’evoluzione degli stili tra Ottocento e Novecento: realista, impressionista, simbolista, cubista, supronaturalista.

LA FAMIGLIA – Rituali e convenzioni”: fino all’inizio del Novecento in Russia le donne erano subordinate a rigide norme patriarcali che prevedevano, tra l’altro, la più rigorosa purezza fino al matrimonio. In questa sezione sono presenti alcune opere di denuncia dell’ingiusta e spesso umiliante condizione delle donne. Condizioni che cambiano, nella sostanza e nella rappresentazione, dopo la Rivoluzione del 1917, quando le donne ottengono la parità dei diritti e le lavoratrici si trasformano in eroine.

MADRI – La dimensione dell’amore”: ad eccezione di una tela – un dipinto di Zinaida Serebrjakova – le opere dedicate alla maternità tra il XIX e il XIX secolo sono tutti lavori di artisti maschi. Oltre all’evoluzione degli stili, le opere rivelano i mutamenti della vita sociale e delle tradizioni russe lungo i due secoli appena trascorsi.

IL CORPO – Femminilità svelata”: il tema del nudo femminile, un classico dell’arte mondiale, attraversa anche l’arte russa e occupa questa sezione della mostra. A partire dalla metà del XVIII secolo, modelle nude posano per i corsi di disegno e pittura dell’Accademia Imperiale di Belle Arti a Pietroburgo, ma il corpo femminile come soggetto autonomo, degno di essere esposto accanto ai ritratti, ai paesaggi, ai quadri di soggetto mitologico e storico, si afferma in Russia soltanto a cavallo tra il XIX e il ХХ secolo. Solo allora l’emancipazione ha permesso alla società di mostrarlo senza veli. L’evoluzione della rappresentazione del nudo permette di seguire lo sviluppo del concetto di bellezza nelle tendenze e nelle avanguardie della pittura russa.

LE ARTISTE – Realismo e amazzoni dell’avanguardia”: in questa ultima parte di mostra si trovano le grandi artiste attive nei primi trent’anni del Novecento, le cosiddette “amazzoni dell’avanguardia russa”, come Natalia Goncharova, Ljubov Popova e Aleksandra Ekster e altre ancora. La loro fortuna artistica e critica, come ha spiegato anche Lea Vergine – che curò a Palazzo Reale nel 1980 la mostra “L’altra metà dell’avanguardia 1910-1940” – fu conseguenza dell’approccio “rivoluzionario” della società russa dell’epoca che incentivava lo status professionale delle artiste, così che esse poterono esprimere il loro potenziale creativo con maggiore sostegno e attenzione rispetto alle altre colleghe europee. Il loro talento, tuttavia, fu svelato al pubblico nazionale e internazionale solo a partire dalla metà degli anni Sessanta poiché nel 1932 il regime sovietico impose il divieto di qualunque modalità stilistica diversa dal socialismo realista, condannando così tutti gli artisti delle avanguardie, donne e uomini, a lavorare solo per gli amici, o per se stessi.

 

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