Sotto il cielo di Nut forme del divino nell’antico...

Sab, 18/09/2021 - Gio, 30/12/2021 (09:00 - 18:00)

Settembre
18 sabato

Sotto il cielo di Nut forme del divino nell’antico Egitto

Sab, 18/09/2021 - Gio, 30/12/2021 (09:00 - 18:00)

Descrizione

l percorso espositivo, che conta più di 150 opere esposte, consente di entrare nel mondo del divino in Egitto attraverso sculture in bronzo, pietra e faïence, rilievi votivi, sarcofagi, mummie ed elementi del corredo funerario che accompagnava il defunto nell’Aldilà.
I reperti selezionati provengono dalla collezione egizia del Civico Museo Archeologico di Milano e da importanti istituzioni museali italiane (Museo Egizio di Torino, Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Museo Civico Archeologico di Bologna, Civico Museo di Antichità “J.J.Winckelmann” di Trieste, Museo di Archeologia dell’Università di Pavia).

Il percorso espositivo si articola in quattro sezioni.

1) Origine degli dèi e del cosmo

La prima sezione affronta il tema dell’origine degli dèi e del mondo. In Egitto non esiste un unico mito della creazione, ma diverse tradizioni, sviluppatesi nel corso del tempo e in diverse località, che testimoniano una costante riflessione sul tema. Aldilà dei diversi protagonisti divini e delle diverse modalità, tutte le “origini” sono comunque concepite come un processo che vede la figura di una divinità creatrice con forti connotazioni solari, che dopo aver generato se stessa emergendo da una preesistente entità primordiale, dà origine all’intero mondo creato, agli dèi stessi, al tempo e al cosmo.
L’entità primordiale che precede la creazione è il Nun – un caos liquido, informe, indifferenziato e oscuro – che tuttavia non scompare con la nascita del cosmo, ma permane a circondare il mondo creato, minacciandone costantemente la sopravvivenza. La creazione è dunque concepita come un processo generativo che si ripete continuamente, a fondamento del quale è il quotidiano ciclo del sole. Questi muore ogni sera per rinascere ogni mattina, partorito nuovamente dalla dea del cielo Nut, dopo aver compiuto, allo scopo di rigenerarsi, un percorso notturno nel mondo sotterraneo ed oscuro, dominato da forze potenzialmente distruttrici.
Mantenere l’equilibrio tra forze generatrici e distruttrici, fra il cosmo ordinato e il caos minaccioso spetta tanto agli dèi quanto agli uomini, chiamati a cooperare per questo scopo. Questo equilibrio, che è insieme ordine cosmico e sociale, ha una forma e un volto nella dea Maat.
Compito del faraone è garantire equità e giustizia sociale e fare da intermediario tra mondo umano e divino. La sua persona è scelta dagli dèi per occupare un ruolo sacro fra gli uomini, in quanto figlio del dio-solare creatore. La sua divinizzazione si realizzerà compiutamente solo con la morte, quando si unirà agli dèi nell’Aldilà.

2) Forme degli dèi

La straordinaria varietà e complessità iconografica degli dèi egizi è il fulcro tematico della seconda sezione espositiva. Forme antropomorfe accanto a forme completamente animali (teriomorfe) e a forme ibride-caratterizzate da corpi umani e teste animali o viceversa-sono tutte possibili ed intercambiabili modalità figurative che rispondono all’esigenza di esplicitare la natura e il potere di un’entità divina, la cui vera essenza e il cui “vero nome” restano in ultima analisi inconoscibili all’uomo.
In questa sezione vengono illustrate alcune divinità del ricco pantheon egizio, nelle loro possibili forme iconografiche; una selezione di reperti e mummie animali consente di affrontare il tema del culto degli animali nell’antico Egitto. Tale culto è documentato soprattutto nell’Egitto faraonico più tardo (I millennio a.C.) e nella successiva epoca tolemaico-romana (IV sec. a.C. – II. d.C. ca.).

3) Comunicare con gli dèi: la devozione

Invisibili ma onnipresenti nella realtà, gli dèi erano considerati imprescindibili nella vita umana. Se il principale intermediario tra l’uomo e gli dèi nello svolgimento dei riti e dei culti era il faraone e, per sua delega, il corpo sacerdotale, esisteva nondimeno un rapporto personale fra la divinità e l’uomo comune. A questo rapporto di comunicazione è dedicata la terza sezione della mostra. La protezione divina è necessaria per superare tanto ogni fase della vita (la maternità e la nascita erano momenti particolarmente pericolosi) quanto le diverse insidie quotidiane.
La magia, che ha agito anche nel momento della creazione permettendone di fatto lo svolgimento, è un’entità essa stessa divina – Heka – senza la quale perfino gli dèi sono inermi. Sia gli dèi sia gli uomini ne hanno bisogno, i primi nello scontro contro le forze del disordine, i secondi per indirizzare le entità divine ad intervenire a proprio beneficio.
In Egitto la magia è priva di quella connotazione negativa che il termine ha assunto nei secoli nella cultura occidentale, ed è invece parte integrante della pratica religiosa.

4) Diventare esseri divini

Agli dèi era chiesta la protezione nella vita quotidiana, ma erano anche affidate le più profonde speranze post-mortem. Nella concezione egizia, a conferire piena realizzazione alla vita terrena dell’uomo era la speranza di essere ammesso alla vita eterna fra gli dèi. Nella visione egizia del mondo non c’era differenza di sostanza fra dèi, uomini, e animali, essendo tutti frutto della medesima creazione divina. In questa ‘logica’ si inserisce la promozione, post-mortem, a divinità (analoghe ai nostri santi) di uomini particolarmente meritevoli, come per esempio l’architetto Imhotep.
Il mito del dio Osiride, che ha sperimentato la morte per rinascere, sotto una nuova forma, nell’Aldilà, è l’esempio su cui si plasmano le aspettative di trasformazione del defunto. Non solo il faraone, ma, certamente a partire dall’inizio del II millennio a.C., qualsiasi defunto, attraverso il rituale d’imbalsamazione e il culto funerario assicurato dai famigliari, poteva aspirare alla propria trasformazione in un essere luminoso (akh) ammesso fra il consesso divino. L’ultima parte della mostra è dedicata quindi al defunto, al suo viaggio ultramondano e agli dèi che ne costellano il cammino.

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