Pubblichiamo la lettera scritta di una figlia che racconta la storia del padre morto per Coronavirus.
“Questo è il mio papà. E questa è la sua storia. Domenica 8 marzo, verso sera, presenta un lieve innalzamento della temperatura, 37,5 circa. Non ha né tosse né raffreddore e nulla fa pensare a qualcosa di grave perché il virus, a Nerviano e dintorni, non è minimamente presente. Lunedì sera la febbre si ripresenta, supera i 38 ma scende con tachipirina e lui, tutto sommato, sfebbrando sta bene, mangia e gioca a carte con mia mamma. Martedì si aggira oltre i 37 e solo in serata sale a 38,8. Scende benissimo con tachipirina, ne tosse ne raffreddore. Mercoledì mia mamma chiama il medico. Lo visita, polmoni a posto, saturazione ok. Dato che a ottobre ha fatto il cambio della valvola aortica, operazione riuscita benissimo e senza la minima conseguenza, il medico pensa a un infezione. Noi siamo stupiti perché il 3 marzo è stato in ospedale, legnano, a fare la visita post operatoria dove la cardiologa conferma la perfetta riuscita e rimanda i controlli fra un anno. Mio papà non è iperteso e non ha nessuna patologia associata al cuore. Il medico ci consiglia di andare in pronto soccorso per essere visitati da un cardiologo per avere, eventualmente, un antibiotico per il sospetto da lui sollevato. Lo porto. Viene visitato. Passa più di mezz’ora e mio padre ricomprare in una zona del pronto soccorso diversa da quella in cui è entrato, quella del Covid19. Gli chiedo cosa ci faccia lì e mi risponde che gli hanno trovato la polmonite. Al momento non siamo veramente spaventati, lui è li in piedi, non sembra un malato. Non ha il fiatone. Mi dicono che probabilmente gli daranno una cura e lo rimanderanno a casa. Passa ancora del tempo e ci dicono di uscire. Passa del tempo e ci consigliano di andare a casa perché, non’appena sarà visitato bene,solo allora ci chiameranno. Andiamo via e lo chiamiamo diverse volte. L’ho portato alle 11, 30, alle 20,30 e’ ancora seduto su una sedia,in pronto soccorso, solo, senza cibo senza alcuna attenzione, 80 anni. Mi metto in auto per andare lì e intanto richiamo il triage per l’ennesima volta. Mi dicono che è su una brandina, ha una flebo. Mio papà chiama mia mamma “questa flebo è lenta, scende goccia a goccia, chissà a che ora vengo a casa. Cosa mi hai preparato da mangiare?”. Sarà la loro ultima conversazione. Sabato mattina mio papà è morto. Due giorni in cui non sappiamo cosa sia successo ma una cosa l’hanno detta, il rianimatore ha deciso di non intubarlo, non ritenendolo abbastanza forte,abbastanza giovane…sia ben inteso la mia è una denuncia oggettiva dei fatti. Non vogliamo pensare a negligenze volute di proposito ma, anzi, penso che nessun medico debba essere messo di fronte a certe scelte terribili. Il problema è sicuramente a monte.”

